Il miracolo di un borgo bretone

Se non dovessi finire di scrivere il libro che avrei già dovuto consegnare da un pezzo, partirei per andare a Bécherel, in Bretagna, dove per 700 abitanti ci sono 13 librerie. Purtroppo non solo non ho tempo per viaggiare, ma non ho tempo neanche da dedicare al  blog. Perciò, almeno fino a settembre, mi limiterò a condividere articoli e contenuti che trovo interessanti e magari utili.

Dal sito di Repubblica vi propongo questo bell’articolo sul paesino delle librerie…

Di ANAIS GINORI

BECHEREL (FRANCIA). Dentro a Gwrizienn, “radici” in bretone, gli scaffali sono pieni di volumi storici, favole e leggende del mondo celtico. Les Perséides è specializzato nella storia del colonialismo. Di fronte, si trovano libri per bambini da Césarine. Qualche passo ancora, L’autre sommeil offre edizioni rare o antiche mentre Boulavogue, verso la chiesa, ha messo in vetrina romanzi noir, letteratura russa, manuali di psicologia. Nella piazza centrale si contano ben sette librerie. Nel borgo di appena settecento abitanti ce ne sono tredici. Dalla più grande Abraxas, centomila titoli su oltre cinquecento metri quadrati, alla più caratteristica, la piccola Le Donjon dentro alle antiche mura fortificate. Con una libreria ogni cinquanta abitanti, Bécherel o la Cité du Livre, vive grazie alla passione per la lettura.

«La prima volta che sono venuta era davvero un posto depresso». Yvonne Preteseille, settantenne cresciuta nel Morbihan, sulla costa, era una maestra alle elementari quando, negli anni Ottanta, è stata trasferita nell’unica scuola del villaggio. A metà strada tra Saint-Malo, Rennes e la foresta di Brocéliande, il borgo si era sviluppato grazie alle tessiture di lino e canapa ma, dopo la crisi del settore, le famiglie se n’erano andate. Due terzi delle case erano state abbandonate. I giovani erano costretti a partire per cercare lavoro nella fabbrica Citroën, a una quarantina di chilometri. «Tutti si erano convinti che ormai non ci fosse più futuro a Bécherel».

Senso di comunità
La Città del Libro è un’utopia nata da tre donne: Yvonne, la suocera Colette, la cognata Catherine. Avevano sentito parlare di borghi rivitalizzati all’estero grazie alle librerie, come Hay-on-Wye nel Galles e Redu in Belgio. «Ci siamo dette: perché non qui? Non era solo una scelta di vita, ma un gesto politico», ricorda Yvonne che è anche assessore alla Cultura del comune. «Non volevamo solo riportare attività economica nel borgo ma creare un senso di comunità su nuovi valori». Il nome originale era «progetto culturale in zona rurale». Qualche anno dopo è arrivato il marchio Cité du Livre. Nessuno ci avrebbe scommesso. Già allora le librerie facevano fatica in città, figurarsi in campagna. Attirare lettori sino in fondo alla valle affacciata sul Rance, il fiume che attraversa l’ovest della Bretagna? È andata proprio così. Yvonne, Colette e Catherine si sono lanciate, nel giorno di Pasqua del 1989, con un grande mercato di bancarelle di libri che ancora oggi si ripete ogni domenica. Il successo è stato tale che sono nate le due prime librerie, legate all’identità bretone sin dal nome: Gwrizienn, “radici”, e Savenn Douar, “trampolino”. A poco a poco, Bécherel ha ricominciato a popolarsi. Sono arrivati fondi pubblici, riconoscimenti internazionali.

L’anno prossimo la città del libro compirà trent’anni. Nuove librerie hanno aperto, altre hanno chiuso o sono passate di mano. La decana del villaggio, Colette Trublet, 85 anni, è andata in pensione ma suo figlio ha preso in gestione Le Donjon. Yvonne nel frattempo si è separata, l’ex cognata Catherine è andata via. Nell’ultimo anno, due librerie hanno cambiato gestione. Quella appena inaugurata da Julien Morel si chiama adesso Bitume et Papiers. Julien, quarant’anni, indossa una tuta da lavoro, sta verniciando delle tavole. Si è trasferito con la moglie da Parigi. Molte casse di libri sono ancora da aprire. «Mi dispiace, è ancora un gran bordello». Qualche giorno fa è nato il suo primo figlio. Il piccolo Erwan dorme nell’appartamento di sopra.

Il rischio speculazione
Rispetto ad altre esperienze all’estero, precisano orgogliosamente gli abitanti, qui i librai sono residenti, non vengono solo per fare folclore durante i weekend o i periodi di vacanze. «Il rischio di snaturarci è sempre in agguato», osserva Julien. Il successo del posto adesso fa gola a molti. «Oggi c’è anche chi vuole speculare». Le case che un tempo si compravano a prezzi stracciati, oggi sono più care. Prima tutto si faceva con il passaparola, oggi ci sono diverse agenzie immobiliari. L’ultima abitazione-libreria nella piazza centrale è stata venduta a 200mila euro.

(Yannick Le Gal /only france/agf)

 

Anche Sophie Blot, 54 anni, un passato da giornalista, è fuggita dalla capitale, troppo stressante e cara, per sposare la vita di Bécherel che scorre sui ritmi lenti della cultura. «Non mi sono mai pentita», racconta la titolare di Césarine. Due bambine giocano a pallone in piazza. Il gatto Kali, mascotte della città, prende il sole su una panchina. Un signore parcheggia la macchina e tira fuori una borsa piena di libri davanti a Boulavogue, nome di una vecchia e struggente canzone irlandese. La titolare, Hélène Pasqualini, origini corse, esce per vedere quale chicca può trovare. «È così ogni giorno, c’è sempre qualcuno che viene a trovarci». A Bécherel, la maggior parte dell’offerta editoriale è composta da libri usati, con prezzi molto bassi, anche soltanto qualche euro a volume. Un ragazzo entra per comprare un saggio sugli anarchici della Banda Bonnot. Chiede se c’è un’edizione di Una questione privata di Beppe Fenoglio. Se ne va dopo pochi minuti accontentato.

Antichi e moderni
Corinne Bidet, grafica, offre un caffè nel suo Petit Bazar. «Ci conosciamo tutti e siamo impegnati nel difendere la nostra identità». Sul bancone è in vendita un libro, Traversée maudite d’un fier pays, la “traversata maledetta di un fiero paese”, con l’immagine di una bigoudène, le donne bretoni che indossano le cuffie di pizzo ricamato. È un pamphlet anonimo che gli abitanti di Bécherel hanno pubblicato contro i dirigenti politici della Regione e la loro nuova rotta turistica che va da Nantes al Mont Saint-Michel.

«Volevano imporci di mettere in piazza una crêperie gigante», insorge Corinne. «È il contrario di quello che siamo, da noi il consumismo o la frenesia turistica non esistono». L’accoglienza è limitata a qualche bed & breakfast, un ristorantino. La gente che s’inerpica in questo paesino s’immerge in una realtà un po’ fuori dal tempo. «Persino il cellulare prende male, ma non è fatto apposta», spiega Corinne. La rivoluzione tecnologica si ripercuote anche a Bécherel. Prima di Internet, tutti i bibliofili prendevano il tempo di spostarsi fino a Bécherel per andare in cerca di qualche tesoro. Adesso molti possono fare ricerche e acquisti restando a casa. Nel borgo bretone si è aperta una faida tra “Antichi” e “Moderni”, ovvero tra i librai che resistono e quelli che si piegano alle nuove abitudini, vendendo attraverso siti online. «Io non ho ceduto», dice fiera Yvonne. «Non voglio passare le mie giornate davanti a uno schermo». Gwrizienn propone giornate tematiche, letture serali, incontri letterari.

Thomas Van Ruymbeke è tra i Moderni. «Quasi metà del mio fatturato si fa ormai su Internet», dice il titolare di Les Perséides. Ha cominciato come editore, pubblicando un saggio, Les vengeurs du Nouveau Monde (“I vendicatori del Nuovo mondo”) che parla della rivolta degli schiavi ad Haiti contro Napoleone. Ma ha una vasta scelta di tascabili. Una signora cerca la serie Le donne del club di omicidi di James Patterson. Thomas si muove tra gli scaffali e la trova. Il via vai di bibliofili è continuo anche se la crisi di lettori non ha risparmiato neppure l’isola felice di Bécherel. Da qualche anno i visitatori diminuiscono. Quest’estate il calo è stato ancora più brusco. «Forse a causa del caldo o forse dei Mondiali», ipotizza Thomas.

La pace nel silenzio
«Ci saranno sempre innamorati dei libri», commenta fiduciosa Stéphanie Thomas. È la rilegatrice del borgo. Nel suo laboratorio, Livre en Scène, usa ancora telai di una volta, può rilegare volumi in pelle. Ha clienti che la contattano da tutta la Francia. Nel paese c’è anche un illustratore, un disegnatore di fumetti. Molti altri mestieri legati ai libri sono presenti.

Richard Lempereur, 61 anni, è specializzato in calligrafia latina. Viaggia spesso per fare conferenze sulla storia della scrittura ma ospita a Bécherel stage per raccontare come nasce il nostro alfabeto, la punteggiatura, quando sono apparse maiuscole e minuscole. Per la Notte del Libro, che richiamerà migliaia di turisti a Bécherel il prossimo 3 agosto, Lempereur scriverà sui marciapiedi una frase tratta da un testo anonimo ritrovato in una chiesa di Baltimora nel 1692. «Andate tranquillamente nel baccano e nella fretta, e ricordatevi della pace che può esistere nel silenzio».