L’Italia sono loro…

L’Italia non è Salvini. L’Italia è, sono, loro: Alessio Foconi, oro nell’individuale, Giorgio Avola, Daniele Garozzo e Andrea Cassarà, il quartetto azzurro che in Cina oggi ha vinto la medaglia d’oro nel fioretto! È la quarta medaglia d’oro nel mondiali di scherma. Abbiamo vinto il medagliere! Bravi, ragazzi!

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Il coraggio di Elin

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Dal sito Repubblica.it

Svezia, studentessa blocca volo con diretta Fb per evitare il rimpatrio di un richiedente asilo

Elin Ersson, studentessa svedese e attivista per i diritti umani, ha impedito il rimpatrio di un richiedente asilo afghano di 52 anni, bloccando nell’aeroporto di Göteborg l’aereo sul quale l’uomo era stato imbarcato per essere rimpatriato in Afghanistan.
La giovane ha comprato un biglietto per lo stesso volo ma, una volta a bordo, si è rifiutata di sedersi e ha lanciato una diretta Facebook, durata 14 minuti, nella quale ha chiesto al comandante di intervenire, impedendo di fatto il decollo. Dopo momenti di tensione tra la ragazza, il personale di bordo e alcuni passeggeri, Elin è stata fatta scendere insieme al richiedente asilo, anche grazie alla mobilitazione di altri passeggeri. Sul suo profilo Facebook, dove ha ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, Elin ha poi scritto: ”So solo che il rimpatrio è stato bloccato. Non ho altre informazioni”.

a cura di Flavia Cappadocia

Approfondendo…

Elin Ersson si sta battendo perché venga rivista la legge svedese sui rimpatri dei richiedenti asilo. Era salita sull’aereo per impedire il rimpatrio di un giovane afgano, di cui mostra la foto alla fine del video, che però non era stato imbarcato. Sull’aereo tuttavia c’era un altro afgano, un uomo di 52 anni richiedente asilo in Svezia. A quanto sembra Elin ha impedito la sua deportazione. L’uomo è stato fatto scendere e si dice sia stato sospeso il suo rimpatrio. Se fosse vero se ne dedurrebbe che non fosse un feroce terrorista, come qualcuno ha ipotizzato. Forse invece ha solo cambiato aereo.

Io voglio immaginare che fosse un uomo normale che tentava di rifarsi una vita in un paese dove non si rischia di morire ogni volta che si esce di casa. E ammiro il coraggio di quella giovanissima donna, applaudo alle sue intenzioni e tiro un sospiro di sollievo, perché se ci sono ancora giovani uomini e donne disposti a battersi, soli contro tutti, per salvare la vita di un’estraneo, allora questo mondo non è proprio da buttare.

Credo che i bambini a cui fa riferimento lo stupidissimo passeggero inglese, di cui si sente la voce ostile nel video (Elin ha raccontato in un’intervista d’aver intenzionalmente ripreso solo il proprio viso per rispettare la privacy degli altri passeggeri) abbiano ricevuto una meravigliosa lezione di vita.

 

Nelle favole dipinte di Antonio Possenti

“Non potrei vivere senza disegnare e dipingere: nell’urgenza di esprimersi la mano sfugge al controllo, e mi piace pensare che a guidarla sia qualcosa di più del caso, qualcosa che – esagerando – si potrebbe chiamare mistero, o magia”.

Antonio Possenti

Questo è il trailer di un magnifico documentario che andrà in onda su Sky Arte HD il prossimo 13 aprile in prima serata, ore 20.15, e a orari alterni nei giorni seguenti. Se avete due minuti vi racconto di cosa si tratta.

Alcuni mesi fa ho partecipato a un crowdfunding, cioè a una raccolta fondi on line, per far vivere le opere di Antonio Possenti. Lo conoscete? Io l’ho scoperto donando 15 euro, che sono niente per la ricchezza che ho avuto in cambio. Illustri critici, più bravi ed esperti di me, lo descrivono così:

“La sua mano, prolifica all’inverosimile, ci regala una miriade di mostri che emergono dal sogno con una finzione di innocenza che produce spavento” (Luigi Ficacci)

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“… Una zoologia fantastica, fatta di colore e di segno, di mestiere e di sogno, si concatena in una serie di piccoli eventi allo stesso tempo intimi e universali, insensati e intrisi di una lontana saggezza…”(Edda Bresciani)

“Un mondo che attinge, con sottile e colta ironia, all’enigmatico universo dei bestiari e erbari alchemici medievali. Un caleidoscopico e mai banale crogiolo di forme, figure, segni e colori, mondo umano e mondo animale e vegetale, realtà e fantasia, cultura scientifica e credenze popolari, decorazione e rigore compositivo, accenti polemici e razionale disincanto, ma anche umana pietas si mescolano e confondono”(Lucia Tomasi Tongiorgi).

Tutto vero. Lo sa bene il mio amico e film-maker Lorenzo Garzella, che mi ha coinvolto nel crowdfunding e che nel 2013 ha realizzato una breve animazione delle opere di Possenti per il Museo della Grafica di Pisa. La collaborazione fra il film-maker e il pittore è cominciata allora, con un piccolo sogno in movimento verso il quale l’ottantenne maestro toscano ha mostrato subito grande curiosità e desiderio di partecipare, mettendo a disposizione disegni, occhio, esperienza.

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«La sfida di animare questo universo pittorico brulicante e metamorfico mi ha intrigato fin da subito. La complicità del maestro mi ha spinto a continuare…» racconta Lorenzo. Ma nel 2016 il maestro muore.

Lorenzo non se la sente di rinunciare, la sua diventa una missione, e con il supporto della piattaforma lucchese di crowdfunding eppela chiede aiuto ad amici ed estimatori per portare a termine il documentario incompiuto. Sono felicissima d’aver partecipato.

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Storie di Altromare è un omaggio all’artista “che ha portato l’oceano fra le mura di Lucca, che ha trasformato la Piazza dell’Anfiteatro in un porto di baleniere, marinai perduti, cacciatori di sirene e pesci volanti. Un documentario, un film-ritratto, un sogno animato in cui il cinema incontra la pittura, un appassionato omaggio alla memoria del maestro lucchese che ha indirizzato la pittura lucchese del 900 verso il racconto favoloso”, si legge nel comunicato stampa.

Nel documentario “Le creature pittoriche affiorano dal nero e invadono progressivamente lo schermo, finché “scivolano” anche nella realtà e – attraverso spensierati intarsi grafici – sgattaiolano dallo studio e vagano furtivamente per le strade notturne di Lucca, quasi che lo spirito del maestro abitasse ancora segretamente la città… Non è una biografia in senso stretto, è il tentativo libero e un po’ spericolato di tradurre direttamente in film l’approccio all’arte e alla vita di Possenti”.

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Diretto da Lorenzo Garzella, prodotto dalla società di produzione indipendente Nanof, in co-produzione con Acquario della Memoria, Lucca Film Festival e Europa Cinema e con la collaborazione di Sky Arte HD, il documentario è solo l’inizio di un progetto ad ampio respiro, che mira a includere eventi, istallazioni e mostre multimediali, fino alla trasformazione dello studio del maestro in casa-museo.

Buona visione e alla prossima.

LE NOSTRE LIBRERIE – 2

Viaggio nelle librerie indipendenti più belle, e simpatiche, d’Italia

image-1Incastonata in un carruggio del centro storico di Genova c’è una libreria luminosa e accogliente. La grande vetrina, che osservo prima di entrare, promette avventure, storie di vita, esperienze speciali, racconti fantastici: non mucchi di libri, ma titoli scelti, selezionati, esposti con cura. La porta… la porta non c’è, l’entrata è libera. Entro.

È mercoledì mattina e la libreria è affollata. Cerco di individuare Alessia con cui ho appuntamento.  Oltre a essere una delle proprietarie del negozio, Alessia segue il reparto ragazzi, quello dove stanno i miei libri. So che è una fan di Fairy Oak e questo mi fa sperare che sarà ben disposta verso di me che voglio intervistarla.

Libreria L’Amico Ritrovato
via Luccoli, 95
Genova

Mentre l’aspetto mi guardo attorno: ho letto sul sito, che la libreria occupa la sala, con colonnato, al piano terreno di un palazzo nobile di Genova, Palazzo Spinola di Luccoli-Balestrino (la facciata principale, affrescata da Giacomo Gandolfi, dà sulla sovrastante piazza Fontane Marose). Probabilmente era l’atrio del palazzo. Restaurato con grande rispetto, oggi è uno spazio splendido.

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Individuo Alessia: è circondata da signore e signori che chiedono il seguito di un romanzo che lei aveva consigliato o un titolo dello stesso autore o un nuovo romanzo che sia di loro gusto. Alessia pensa e intanto consulta il computer. Non riuscirò mai a parlarle, mi dico. Sono venuta apposta dal Piemonte su consiglio di mio fratello, frequentatore della libreria. “Se sei in cerca di librai indipendenti con storie da raccontare devi venire a conoscere Alessia e Fabio”.

Forse avrei dovuto venire a libreria chiusa, penso, mentre Alessia continua a dispensare consigli, a cercare libri e a battere conti sulla cassa. Come farò a monopolizzare la sua attenzione per mezz’ora con tutta quella gente? Mi intrattiene Wendy e io sono subito conquistata dal suo sguardo dolce e intimorito. Non avere paura, le dico, adoro quelli come te, con le orecchione lunghe, come il mio Briquet, mi strappano il cuore.

Wendy è un cane da caccia, un bracco. Mi gira attorno senza perdere di vista Alessia, che segue dappertutto. Finalmente le vedo arrivare entrambe verso di me. Alessia ha un sorriso e un modo di fare che rendeno tutto super facile! Si scusa per essere stata occupata. Pensa te!

Ci accomodiamo sulle vecchie sedie da teatro che avevo visto in una foto del sito: evviva! Mi piacciono un sacco.

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Eravamo sedute qui…

È un momento di calma. Con Wendy seduta ai suoi piedi, Alessia comincia a raccontarmi la storia della sua libreria. È un aneddoto dopo l’altro. Mi spiega l’origine del nome: “Il titolo del libro di Fred Uhlman si adatta perfettamente a noi: siamo di fatto degli amici ritrovati”. Sì, è vero. Alessia con Fabio e altri due colleghi, hanno gestito per molti anni  una libreria storica a Genova, la Assolibro.  Digitate il nome in internet e guardate cosa è successo quando dei commercianti cinesi hanno rilevato gli spazi, ampi e costosi, decidendo la chiusura della libreria. Una rivoluzione! Manifestazioni di piazza, iniziative social, i genovesi hanno fatto di tutto per salvare il loro presidio culturale, il loro punto di ritrovo, un posto amico (e da genovese vi dico che un successo come questo a Genova vale doppio). L’ultimo saluto alla Assolibro l’hanno dato ritrovandosi tutti nel negozio di via San Luca 58, a comprare ciascuno un ultimo libro (guardate qui il video, è commovente).

Fabio, incapace di rassegnarsi all’inevitabile chiusura del negozio, lo lascia prima di vedere scendere la saracinesca e va ad aprire una piccola libreria sul lungo mare di  Camogli: L’Ultima Spiaggia. E siccome lui e Alessia sono di Ventotene, e sull’isola non ci sono librerie, portano i loro libri anche lì e una seconda L’Ultima Spiaggia, “due bei locali, freschi e pieni solo di libri” apre nella piazzetta principale del borgo.

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Fabio nella libreria L’Ultima Spiaggia a Ventotene

E a Genova? Alessia vorrebbe riaprire anche lì. Cercano i locali e quando vedono lo spazio di via Luccoli se ne innamorano. Da via San Luca a via Luccoli: pare giusto.

Il giorno dell’apertura, il 16 ottobre 2014, alle ore 16, orario annunciato sui social e dai giornali, i libri non sono ancora tutti al loro posto e occorre finire di sistemare il rinfresco, le bevande, i bicchieri… Sono in ritardo. Dalla via, intanto, giungono voci, tante voci! Un fracasso incredibile.

“Ma quanta gente è venuta?” si chiedono i librai. Alessia si commuove e comincia a piangere. Deve aprire, ma con quei lacrimoni agli occhi… “Pazienza, mi vedranno che piango, è commozione” si dice. Tira su la saracinesca e il negozio si riempie di persone festanti; sono i genovesi strafelici d’avere finalmente ritrovato i loro amici.

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Via Luccoli, l’apertura della libreria L’Amico Ritrovato

È stato Natale per tre mesi!” mi racconta Alessia. “Pieni così!“. Siete pieni ancora oggi, dopo quattro anni, le dico io. Lei sorride. Le piace da morire il suo mestiere.

Senti cosa succede a Camogli d’estate” mi racconta. “Dopo pranzo, quando i genitori fanno il pisolino sotto l’ombrellone, i bambini, che non possono fare il bagno, si annoiano. E cosa fanno? Vanno in giro (a Camogli, sul lungomare non circolano le auto) e io me li ritrovo in costume da bagno, sporchi di ghiaietta, in negozio a sfogliare i libri. Si siedono al fresco e  cominciano a leggere. Dopo un po’ entrano come furie i genitori, preoccupatissimi. «Ma dov’eri? Ti ho cercato dappertutto!» gridano. «Sai che non devi allontanarti! Pago l’affitto per una casa al mare e tu te ne stai chiuso qui dentro!» Prima di essere trascinati fuori, i bambini mi riconsegnano i libri che stavano leggendo. Io mi segno su un quaderno il numero della pagina che erano arrivati a leggere. Il giorno dopo tornano e mi richiedono lo stesso libro. «Dov’ero arrivato?» mi chiedono. «Qui» dico io. E ricominciano da dove avevano lasciato. Capito? Faccio la bibliotecaria. Purché non facciano orecchie alle pagine e non lascino niente dentro al libro, sono felice che leggano”.

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Dalla libreria L’Ultima Spiaggia a Camogli

Capito chi è Alessia? Le faccio presente che a volte le librerie possono mettere in soggezione: per esempio chi non è abituato a frequentarle e pensa che non capirà la disposizione  dei libri; chi non sa cosa chiedere e come chiederlo. Come si fa a invogliare qualcuno a entrare in libreria senza sentirsi giudicato? “Noi abbiamo tolto la porta” mi risponde. Non saprei cosa cos’altro aggiungere. “Poi chiedimi se a dicembre, con due gradi sotto lo zero, pensavo ancora che fosse una bella idea” aggiunge lei. Ridiamo e dopo poco arriva anche suo marito Fabio, il romano che ha fatto breccia nei cuori dei genovesi. Mi racconta di Ventotene e di un dialogo avvenuto fra due personaggi al porto un giorno che lui e Wendy stavano sbarcando dal traghetto: “È arrivato il libraio” dice uno. “Eggià” fa l’altro, “è arrivato il libraio e s’è portato pure il libracco!”. Lui me lo racconta in dialetto pontino e io mi ribalto dal ridere. Wendy il libracco del libraio! Le faccio una foto.

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Wendy il libracco

Avevo calcolato di fermarmi da loro mezz’ora, poi sarei andata a pranzo da mio fratello e avrei visto i miei nipoti, Tommaso e Francesco. Siccome tardo, Guido mi raggiunge in libreria e restiamo a parlare con Fabio e Alessia per un’altra ora. Fabio ci racconta ancora di Ventotene, facendoci venire una voglia di andare a trovarli!!!, e del carcere di Santo Stefano, dove è stato richiuso anche il presidente Pertini. Mi mostra due bei libri: Ventotene e Santo Stefano, a cura di Pino Pepe, e Memorie di un ex terrorista, di Giuseppe Mariani, entrambi editi da… Ultima Spiaggia! Sono anche editori! Pubblicano (come scrivono sul loro sito) “libri ritrovati: libri da riscoprire, di narrativa italiana e straniera, scelti, consigliati e curati direttamente dai librai per i propri lettori”. E inediti: “… brevi saggi, documenti ritrovati e mai pubblicati, volumetti curiosi con cui rileggere la realtà d’oggi attraverso uno sguardo nuovo”. In formato tascabile.

Suona il cellulare di Guido: i ragazzi sono arrivati a casa da scuola. Aspettano la focaccia col formaggio che papà e zia avevano promesso. Salutiamo Alessia e Fabio e ci separiamo da loro a malincuore.

Ce l’avessi, una libreria così vicino a casa mia, con dei librai come loro, ci passerei le giornate! Conto di tornarci presto, a trovare, anzi, meglio, a ritrovare i miei nuovi amici.

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Nella libreria ho seminato un libro. Se vuoi raccoglierlo tu, trovi le indicazioni nella sezione del blog I libri seminati.

Alla prossima.

Le foto sono prese dal sito della libreria: https://www.amicoritrovato.it

Noi siamo unici

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Madden e Moon

Ci sono persone che hanno piccole idee, cioè di facile attuazione, che nascono da felicissime intuizioni e che in un baleno migliorano la vita degli altri. Christina Humphreys è una di queste persone. Suo figlio Madden è nato con il labbro leporino, soffre di palatoschisi bilaterale, una grave deformazione del palato, e presenta eterocromia dell’iride: Madden ha gli occhi di due colori diversi, verde il destro e azzurro il sinistro.

A scuola i bulli lo prendono in giro, lo chiamano “brutto”, e lui ne soffre terribilmente.

Madden viene operato al labbro e la sua bocca acquista un aspetto normale. Lui però fatica ancora un po’ a parlare e i suoi occhi non saranno mai dello stesso colore. Sua mamma non si rassegna, naviga in internet, cerca soluzioni, idee che possano rendere migliore la vita del suo bambino.

Un giorno, su una pagina facebook, dedicata a bimbi con le stesse malformazioni di Madden, vede la foto di un gatto che ha gli occhi di suo figlio: verde il destro, azzurro il sinistro. Si chiama Moon e soffre di palatoschisi bilaterale. Christina chiede di adottarlo. Con Madden partono dalla loro casa in Oklahoma e attraverso il Missouri e l’Iowa arrivano in Minnesota (14 ore e 39 minuti solo l’andata) per prendere Moon.

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L’amicizia di Moon è subito un toccasana per l’insicurezza di Madden e, come lo stesso bambino racconta in un video, gli insegna che le  diversità rendono unici, non brutti. Unici è bello! E loro due sono oggettivamente bellissimi. E anche un po’ magici.

Da poco MaddenandMoon hanno aperto una pagina su Instagram per raccontare il loro legame, le loro avventure, la loro amicizia e la loro nuova felicità. Hanno migliaia di follower e moltissimi amici, e i bulli non fanno più paura.

Come mi piace Christina Humphreys.

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Il video di Madden

 

 

Ho seminato un libro a Genova

Se vuoi puoi andare a raccoglierlo tu in libreria

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Puoi raccoglierlo qui:
libreria L’Amico Ritrovato
via Luccoli, 98
Genova

Da giardiniera appassionata e scrittrice, ho cominciato a seminare libri qua e là. Uno l’ho seminato nella bellissima libreria L’Amico Ritrovato, di Genova. S’intitola Lo straordinario viaggio di EDWARD TULANE, di Kate DiCamillo, con le illustrazioni di Bagram Ibatoulline. Se ti piace puoi andare a raccoglierlo tu, è in libreria che ti aspetta.

Alessia, la simpaticissima libraia, mi ha detto che la storia è molto bella e mentre me la raccontava si è quasi commossa. Ti copio qui la sinossi:

“Una volta, in una casa in Egypt Street, viveva un coniglio di nome Edward Tulane. Il coniglio era estremamente soddisfatto di se stesso, e per molte buone ragioni: apparteneva a una bambina di nome Abilene che lo adorava e lo trattava con ogni cura. Ma poi, un giorno, il coniglio andò perduto. Kate DiCamillo – accompagnata dalle illustrazioni di Bagram Ibatoulline – ci conduce in un viaggio straordinario, dal fondo dell’oceano alla rete di un pescatore, da un mucchio di spazzatura al falò di un campo di vagabondi, dal capezzale di una bambina malata alle strade di Memphis. E strada facendo ci mostra un vero miracolo: come perfino un cuore del tipo più fragile può imparare ad amare, a soffrire, e amare di nuovo”.

Età di lettura consigliata: dai 7 anni.

Quando entri in libreria chiedi di Alessia o di Fabio. Di’ loro che ti mando io. Ma affrettati, consegneranno il libro al primo bambino che lo richiederà.

Appena sarà nelle tue mani, manda un messaggio a questo indirizzo : info@bombusmedia.com Se vuoi, fai anche un selfie con il libro e con i librai e mandamelo, lo pubblicherò qui, nella nuova sezione I libri seminati.

Buona lettura, Elisabetta

IL MIO OSPITE DELLA DOMENICA

Emanuela Rosa Clot, Direttore del mensile Gardenia

Per festeggiare la primavera mi è venuta voglia di parlare con una persona che da dodici anni la primavera, e le altre stagioni, la prepara con due mesi d’anticipo per i suoi lettori. A febbraio, mentre fuori nevica e la natura è ancora sprofondata nel sonno invernale, Emanuela Rosa Clot comincia a pensare agli articoli, alle rubriche e alle foto da pubblicare sul numero di Gardenia di aprile. Da Rabella, la splendida casa alla quale lei e suo marito hanno ridato vita, in Piemonte, sulle colline sopra Cartosio, la immagino spiare gli alberi e gli arbusti dormienti cercando di carpire i loro segreti: “Svelatemi qualcosa, sarete molto fioriti? Farete molti frutti? Chi sarà la regina della primavera?” La natura non è mai uguale a se stessa e ogni anno si presenta con nuove sorprese. Questo è il momento di cominciare a cercarle, vero, Emanuela?

“Coltivando la terra si coltiva l’anima”

 

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Rabella sotto la brina – Foto da Instagram @emanuelarc

Sì, è un momento di sorprese e di promesse: ora, per esempio, sto guardando il nostro albicocco e se avrà tanti fiori ogni fiore potrà essere un frutto. Però le promesse si mantengono se non piove troppo spesso sui fiori, se gli insetti impollinano, se non gela sui frutti. È un momento meraviglioso anche perché tante volte, da un anno con l’altro, ti dimentichi cosa hai messo in un vaso; oppure da un’altra parte spunta il prezzemolo che si è disseminato…

… O il vento ha portato un semino da lontano e ti ritrovi in giardino quelle che in casa nostra chiamiamo “le clandestine”, piante nuove venute da lontano che ci fa molto piacere abbiano scelto il nostro giardino per crescere. Succede, no?

Guarda, ho visitato l’orto botanico di Palermo assieme al suo direttore Paolo Inglese e al suo curatore Manlio Speciale, e mi hanno fatto vedere un muro ricoperto da un fiorellino meraviglioso, la Melasphaerula ramosa, una pianta esotica che dev’essere arrivata con qualcos’altro all’orto botanico e poi si è disseminata. Il muro è interamente ricoperto, meraviglioso, tutto fiorito. Le piante camminano.

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La Melasphaerula ramosa in uno scatto di Emanuela, da Instagram @emanuelarc

A proposito di camminare, quando esci a fare una passeggiata in questa stagione dove guardi, cosa cerchi?

Guardo per terra e cerco le orchidee spontanee. Nella campagna da me, nella valle dell’Erro, che deve la sua fortuna al fatto di non essere stata contaminata dall’uomo, dove ho preso questa proprietà abbandonata da un po’ di anni, è pieno, pieno, pieno di questi fiori. Nascono spontanei nei prati.
Ho imparato a riconoscerne le foglioline basali, il primo getto, e le aspetto. Piano, piano, in questo posto, stiamo ripristinando dei passaggi e quando ne vedo qualcuna che sta in un posto pericoloso la sposto. E attechiscono tranquillamente.

Uh, questo è un argomento che mi piace molto. Mia mamma dice che le mie piante dovrebbero avere le ruote, tanto spesso le sposto. Sbaglio?

Nel giardino si spostano le piante. O perché non ti piacciono dove le hai messe o perché non si trovano bene. Il giardino evolve, cambia, muta, le condizioni cambiano, natura e tempo lavorano e si rendono necessari degli aggiustamenti.

Come dev’essere un giardino?

Un giardino non DEVE essere, è. Sei tu che ti adatti. Nel mio modo di vivere e godere il giardino sono stata motivata da quello che ho visto fare a Pia (Pia Pera, scrittrice, traduttrice ed espertissima giardiniera) nel suo: quando andò un fotografo per fotografarlo, entrò e chiese: “dov’è il giardino?”. Il giardino è negli occhi di chi lo conosce e lo guarda.

Noi siamo fortunati, perché Rabella è in un posto bellissimo, ha i calanchi, ha le roverelle, le ginestre. Si sarebbe potuto fare un giardino “in levare”, sai, il tempo musicale, battere e levare. Il tempo del togliere. Potremmo solo pulire dal secco e dallo sporco. Mio marito ogni tanto mi dice: “Guarda che bello quel posto lì!”. Lo pulisce, toglie i rovi e l’anno dopo c’è una flora spontanea, viene su l’erbetta e diventa un nuovo luogo.

Poi ci sono i tentativi che ho fatto io, di un giardino spontaneo, con le graminacee, le gaure, un giardino non tanto impattante. Infine c’è mio figlio, che essendo giovane, cresciuto tra le fotografie di fiori della rivista,  ha un’idea più artistica del giardino. Così abbiamo delimitato alcune zone dove cerchiamo di fare delle aiuole ad alta manutenzione. Ma anche ad alta soddisfazione.

Per esempio, chi ti ha dato più soddisfazioni tra le vostre piante?

Oh, fammi pensare… le peonie dei Vivai Le Commande hanno dato un risultato strepitoso. Anche la rosa Franklin Delano Roosevelt. Ah, i nomi delle piante mi divertono tanto. I nomi raccontano storie: di chi le ha scoperte, di chi le ha ibridate. Spesso l’ibridatore le dedica a una persona cara o famosa… dedicate a un amore. È stata brava anche la rosa Ghislaine de Feligonde, facile e generosa. Ne ho messe a tre, poi una l’ho spostata perché erano cresciute troppo.

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Foto di una peonia tratta da Instagram  @emanuelarc

In un piccolo giardino occorre scegliere e farsi consigliare all’inizio da un esperto. Non si può mettere tutto. Allora penso a due o tre segni forti, formali, di luoghi o di piante. Paolo Peirone (famoso architetto dei giardini) insegna a usare una pianta in grande quantità per dare un segno forte, visivo; e all’interno di quello, creare zone di accoglienza e di sperimentazione.

Ci sono piante che vanno di moda?

(Sorride) Mi viene in mente quella frase da Il Diavolo veste Prada. Sai quando Miranda dice ad Andrea che il colore azzurrino del suo maglioncino è partito quattro anni prima…*? La proposta della produzione nei vivai determina quello che trovi in giro e quello che compri. Una volta la salvia era solo la elegans poi la proposta è aumentata e di salvia c’è da fare un articolo al mese.
Si vedono sempre più spesso le protee, che vengono dal Sudafrica. Penso che vedremo protee stranissime, con un loro fascino, acclimatarsi nei nostri giardini.

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Protea, da Il giardinaggio.it

Immagino che vedrai molti giardini, ne ricordi uno che ti ha sorpreso più di altri?

I giardini di Alassio, di Villa della Pergola. Pensavo di trovare il giardino di un hotel e invece a ogni curva c’è una sorpresa, un angolo, un ambiente, un’atmosfera, una collezione. C’è una pergola in castagno coperta di glicini a scendere. Un posto piccolissimo che  a entrarci dentro si moltiplicava.  A Ischia, ricordo il giardino di Lady Walton. Mi svegliavo all’alba e non riuscivo a trattenermi, dovevo uscire e a andare a vederlo, in quel momento magico, di silenzio e inizio del giorno.

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La pergola con i glicini nei giardini di Villa della Pergola, ad Alassio

E il giardino della signora Giulia, a Valverde vicino a Catania, visitato in occasione del Radicepura Garden Festival, organizzato dai vivai Faro, una bellissima occasione in cui i garden club hanno aperto i loro giardini. Era un giardino particolarissimo: c’era una parete mezza vulcanica, sorprendente, con piante esotiche. E poi, la signroa, a cui giustamente piacciono i fiorellini, aveva messo gli iris e altri fiori, personalizzando un progetto probabilmente realizzato da un garden designer famoso, ma lei ci aveva voluto mettere del suo.

Vorrei visitare Great Dixter, in inghilterra, il giardino di Christopher Lloyd  (giardiniere e scrittore), gestito da Fergus Garret, dove c’è anche una scuola di giardinaggio. Lì ci vorrei veramente andare.

Mi invitano dappertutto, ma il lavoro mi tiene in redazione: cinquantacinque, sessantamila mila copie mi tengono alla scrivania.

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Uno scorcio di Great Dixter, nel Sussex, Inghilterra

E migliaia di lettori ne sono felici. So che ti scrivono ringraziandoti per le belle sensazioni che provano leggendo gli articoli, osservando le fotografie… Devo ammettere che condivido quei sentimenti. Vedere certe immagini di fioriture, angoletti di giardini, leggere dei riti e delle azioni che si svolgono in un orto, scoprire nuove piante e apprenderne le tecniche di coltivazione non solo mi è utile, ma mi provoca felicità, mi sento spuntare foglioline e radicette qua e là e lentamente sfumo nella natura.

gardenia_aprile18Io chiamo Gardenia “il giardino di carta” e cerco di farlo con lo stesso spirito, abbinamento del colore, gli spazi, il senso di armonia di un luogo dentro al quale ti senti accolto. E desidero che sia veramente utile! Per fare un esempio, tutti gli anni a maggio allegavamo un inserto sulle rose. Ora l’ho spostato a ottobre, perché è quello il periodo migliore per acquistarle, a radice nuda, e metterle a dimora, durante il riposo vegetativo.

Poiché questo è un blog anche sui libri, posso chiederti che libro stai leggendo?

Diario di Lo,  di Pia Pera. È la storia di Lolita raccontata dal punto di vista della ragazzina. Non l’avevo mai letto prima e ora è un modo per sentire di nuovo la voce di una persona a cui ho voluto molto bene, che ha dato uno sguardo particolare sul modo di guardare e fare i giardini, oltre ad avere collaborato con noi per tanti anni. Pia teneva anche una rubrichina, “Dentro i lavori dell’orto”, su Orti di pace, il blog che lei ha fondato.

Coltivando la terra si coltiva anche l’anima” è una frase che abbiamo scritto su delle enormi cisterne costruite nell’orfanotrofio Sanganigwa, Kigoma, Tanzania.  Pia, con sua zia Laura e la collaborazione di Gardenia, ha finanziato la realizzazione di orti in questo orfanotrofio e adesso avevano bisogno di cisterne. Cercavano una frase da incidere, che segnasse il momento di questa nuova realizzazione e che fosse facilmente traducibile in tante lingue, e “Coltivando la terra si coltiva anche l’anima” ci è sembrata la più adatta.

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Progetto “Orti per Sanganigwa” a Kigoma, in Tanzania. “La Vostra sensibilità e generosità ci rende più determinati nel nostro impegno e ci permette di guardare al futuro con maggior fiducia”.
The Jane Goodall Insitute Italia Onlus – gli orti di Pia.

* Da Il Diavolo veste Prada: “… quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba“.

Dove compro le mie rose

…quando le compro online

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La grande rosa Bobbie James e a destra la Pierre de Ronsard, che credevamo morta e invece…

A volte qualcuno mi chiede dove compriamo i fiori e le piante della nostra campagna (la chiamo così perché sono spazi aperti, che defluiscono naturalmente verso i campi di grano e di erba medica che ci circondano. Un giardino lo immagino cintato, delimitato da un muro o una siepe) e si stupisce, quel qualcuno, quando dico che la maggior parte delle nostre piante e  dei nostri fiori arriva con il corriere. Frequento assai volentieri le mostre di fiori, sono tra i miei appuntamenti preferiti. Là trovo i vivai, osservo gli abbinamenti negli stand, mi appunto i nomi delle piante, m’informo sulle loro necessità, chiedo ai proprietari se spediscono a casa e mi accerto che non siano troppo distanti da dove abitiamo. Poi, prima di venire via, riempio la macchina con tutto quello che riesco a farci stare, ottenendo di far imbufalire mio marito che si trova a dover guidare con un ramo di Malus ‘Joelle Pessy’ piantato in un orecchio.

Come sono felice in quei momenti! Un po’ meno quando devo scavare per mettere giù le piante: la nostra terra è così dura che a volte neanche salendo con tutt’e due i piedi sulla vanga e mettendomi a saltare riesco a farla scendere nel terreno. Resto in bilico abbracciata al manico maledicendo la vanga, la terra e il giorno che sono venuta a vivere in campagna. Finché mio marito, mosso a pietà, viene ad aiutarmi.

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La tinozza-laghetto, con i pescetti gambusie che mangiano le larve di zanzara – Eta Beta piante acquatiche

Sotto poi, capita trovare di tutto: pietroni, e va bene, ma riesumiamo anche scarti di restauri di cinque generazioni di inquilini della nostra vecchia casa (noi, i miei genitori, i mie nonni, i mie bisnonni e i miei trisavoli). Troviamo mattoni, manici di ferro, chiodi antichi, piastrelle, perfino tazzine da caffè del primo ‘900, rotte. Mai uno scrigno pieno di monete d’oro.

Prima che comprassimo il trattore, col carrello, dovevo trascinarmi dietro i sacconi di terra e lo stallatico, il secchiello con la cornughia, quello con la cenere, insomma tutto il necessario per mettere a dimora ogni pianta. Mi sono comprata anche un carrellino comodo, ma da noi è tutto in salita e se il giorno prima è piovuto le ruote affondano nel fango e serve un bue per tirarlo fuori. Il trattore ha cambiato la nostra vita, ora è tutto più facile e meno faticoso.

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Un giardino, per essere bello e rigoglioso, deve essere frequentato dagli uccellini e dagli insetti. Ai merli, alle capinere e alle api appena sveglie piacciono le mele e le pere

Però, ci credete che è divertente? Fatemelo dire, faticare fa parte del divertimento del giardiniere, e una volta fatta la buca (e portato tutto il necessario ), togliere la pianta dal vaso di plastica, accomodarla sul lettino di terra nuova arricchita con il letame, o quel che serve, coprirla con la terra di risulta liberata dalle radici delle erbacce… Oooh, è un gioco da bambini. Non nel senso che sia facile, lo è,  ma che è proprio un gioco, ci si diverte (se ti piace il giardinaggio, certo), ci si rilassa, si dimenticano i problemi, ci si sporca e alla fine si ha una nuova amica in giardino con cui crescere e invecchiare. E di cui occuparsi.

Il giardinaggio richiede tempo. Più piante si ha, più tempo ci vuole. E se il tempo non lo si trova, viene l’ansia e se ne vanno i benefici. Perché la natura non aspetta, ogni stagione prevede interventi tempestivi. Ti distrai un attimo ed è passato il momento per potare il glicine, le foglie delle rose sono piene di macchie, l’erba è troppo alta per essere tagliata col tosaerba e le clematidi si sono avvolte su se stesse. E adesso? Che nervi! Sì, ma io ho da fare, porca paletta! Non mi mantengo mica piantando le mie piante!

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Le clematidi Jackmanii Superba e Blue Angel (del vivaio Anna Peyron)

Per questo sono sempre in ritardo con la consegna dei  libri, perché devo occuparmi della nostra campagna. Di solito consegno il libro all’editore nel mese di settembre, così da aprile ad agosto torno a quando dovevo dare gli esami di maturità: “Studi fino alle sei e dopo esci” mi diceva mia madre. Adesso mio marito mi dice: “Scrivi fino alle sei e poi vai a dare il verderame”. E io scrivo e intanto guardo l’orologio.

Ogni anno mi ripeto la stessa cosa: basta piante nuove! Basta piante nuove! Non ho tempo! L’orto poi, non sembra, ma è un divoratore di tempo. L’anno scorso non sono riuscita a farlo, ero troppo in ritardo con la consegna di Jum (Jum fatto di buio). Ci sono stata male: mio marito gli ha fatto una bella staccionata attorno per non fare entrare i cinghiali ed è rimasto vuoto e incolto. Che tristezza.
Quest’anno lo faccio, a costo di andare a legare i pomodori di notte con la lanterna!

Però, è vero che bisogna avere un po’ di buon senso quando si decide di fare un giardino o un terrazzo. Calcolare il tempo che possiamo dedicare è la prima cosa da fare. Un giardino semi abbandonato, un balcone con le piante secche, mettono tristezza e tolgono fiducia. Personalmente, quando una creaturina affidata a me soffre o muore, oltre a starci malissimo, mi sento proprio una stupida. Tanto quanto mi sento orgogliosa e felice quando una pianta difficile mi regala una fioritura magnifica o una moribonda rialza il capino e butta fuori una gemma.
Si capisce perché mi è impossibile resistere alla frenesia di comprare piantine nuove adesso che le giornate si allungano, il sole scalda e un profumino di terra umida e fresca mi fa prudere le mani.

Ecco, dunque, dove acquisto le nostre piante quando le prendo online (non si offenda chi leggendo dal Sud Italia non troverà indirizzi vicini: io vivo in Piemonte).

Buon divertimento 😉


Le rose che compro online le prendo soprattutto da:

rose_barniPistoia: coltivano rose da quattro generazioni e per mia esperienza le loro sono fra più sane che abbiamo. I Barni sono ibridatori, perciò presentano anche varietà che hanno solo loro. Il catalogo è molto vasto e acquistare online è facile. Inoltre offrono consigli al telefono e sono gentili. Hanno spesso offerte speciali.


logoSanremo: anche loro hanno una lunga esperienza nella floricoltura e sono molto seri. Riproducono da talea in vaso, lo stesso vaso che arriva a casa, perciò la rosa non ha subito traumi. I vasi non sono molto grandi, ma questo agevola la messa a dimora, e le piante sono sane. Hanno rose made in Nino Sanremo, e rose che vengono da ibridatori esterni e famosi, come David Austin.


downloadInghilterra: è uno degli ibridatori di rose più famosi al mondo. Nome storico, spedisce a casa rose già piuttosto grandi in bellissime confezioni. Il sito è ben fatto e c’è molto da vedere. La scelta è vasta, ma famose sono le sue rose inglesi. Se gli si scrive in italiano rispondono in italiano.  Da considerare il costo della spedizione: io, per fortuna, ho un’amica, Giulia, vicina di cascina, e una mamma che comprano rose, e facciamo un ordine unico. Attenzione: fino al 6 aprile, ai clienti affezionati, offre uno sconto del 15%. Lo fa spesso.


Le perenni e le graminacee le prendo qui:

cascina-bollate-logoMilano: il vivaio, una cooperativa sociale nata nel 2007 per iniziativa di Susanna Magistretti, è all’interno del carcere di Bollate ed è eccezionale. Il sito è di facile consultazione, la scelta estremamente vasta e il supporto gentilissimo. Sempre sul sito si trovano consigli, eventi e iniziative che vale la pena consultare. Merita più di un’occhiata il blog!


images-1Treviso: un nome d’eccellenza per perenni e graminacee. Hanno scelto di specializzarsi e sono bravi. Difficile scegliere cosa comprare tante sono le varietà.


Gli arbusti e gli alberi da:

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 Vivaio Fessia, Dorzano, Biella: hanno alberi magnifici e ogni genere di arbusto. Fra specie e varietà hanno 180 tipi di aceri, un’infinita varietà di magnolie, betulle, ortensie, faggi, cornus enormi… Fabrizio e Cinzia sono gentilissimi. Volendo, portano loro le piante e le mettono a dimora con il loro terriccio. Sono anche specializzati in acidofile


Di fiori, di giardini, di verdi sorprese e gustose promesse parleremo qui domenica prossima, 25 marzo, con Emanuela Rosa Clot, direttore della rivista Gardenia. E sarà primavera.

 

LE NOSTRE LIBRERIE

Palazzo Roberti, a Bassano del Grappa

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Libreria Palazzo Roberti

Sono gioielli incastonati fra le vie delle nostre città. Accoglienti, ordinate, talvolta specializzate (Ragazzi, Libri Antichi, Arte e Architettura, Fotografia…), rare, molto amate da chi le possiede e da chi le frequenta. Sono le librerie indipendenti. È difficile stabilire quante siano, ma si sa che sono sempre meno, nonostante nella competizione con le grandi catene vincano per competenza, dedizione e servizio al lettore. È senz’altro il caso della Libreria Palazzo Roberti, a Bassano del Grappa, annoverata fra le più belle librerie al mondo.

Libreria Palazzo Roberti
Via Jacopo da Ponte, 34
Bassano del Grappa

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L’entrata della Libreria Palazzo Roberti dal giardino

Ho conosciuto le proprietarie, le sorelle Manfrotto, due anni fa, quando mi hanno invitato a presentare un mio libro nella loro splendida sala, affrescata da Giovanni Scajaro, della scuola del Tiepolo, al piano nobile del palazzo di fine ‘600 che ospita la libreria. Sono rimasta a bocca aperta.
Qui ha dormito due volte Napoleone, nel 1796 e nel 1797” mi dice Veronica. Non so se abbia dormito proprio in quella stanza, nel mezzanino, al piano terreno, al terzo piano, o in quale spazio di questo magnifico contesto, antico ed elegante, che ora ospita migliaia di libri. Però me lo vedo, Napoleone, che sfila facendo tintinnare gli stivali (o forse sbadigliava trascinando le pantofole, stremato dalla Campagna d’Italia?) sui quei bei pavimenti in stile veneziano, o a fare a due a due i gradini dello scalone in marmo rosso che porta alla sala nobiliare, dove presenterò io. Io? Qui? Naaa.

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Il mio incontro con i lettori a Palazzo Roberti – novembre 2016

Era già stato amore a prima vista quando, svoltando per entrare nella libreria, dal retro, mi sono trovata in un giardino ordinato e molto ben curato. “Qui si svolgono alcune presentazioni nella bella stagione e facciamo i tè letterari“, mi spiega Lorenza. “Uh, come mi ci vedrei bene a presentare un libro qui, o a parlare di libri, pucciando biscottini secchi nel tè, fra le camelie!” mi dico. Leggo in un articolo pubblicato su internet che il giardino non è sempre stato così. Quando la famiglia Manfrotto (vi dice niente il nome, amici fotografi, film maker?…) ha acquistato il palazzo, il giardino era un intrigo di rovi ed erbacce che nascondevano la facciata. È stato fatto un magnifico restauro, come anche all’interno.

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I tè letterari in un angolo del giardino della libreria

Alla libreria si accede da via da Jacopo da Ponte, numero 34, e subito ci si trova in uno spazio sontuoso, l’androne seicentesco, con gli archi, ampio, caldo, accogliente. I libri sono tantissimi, ordinati, facili da consultare. E se hai bisogno chiedi: c’è Vittorio Campana, responsabile della narrativa. Ha la voce di Mario Biondi, un sorriso contagioso e facciamo subito amicizia; da Enrica Lago, responsabile del reparto Ragazzi e Didattica imparo: lei sa tutto, ma proprio tutto, di libri per lettori dai 2 ai 18 anni; poi ci sono Franco Bizzotto, responsabile di Saggistica e Arte, Francesco Niccoli, Manualistica e Professionale,  Arturo Moro che segue  il turismo e lo sport. E naturalmente loro: Lavinia, Lorenza e Veronica Manfrotto.

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Libreria Palazzo Roberti – L’entrata in via Jacopo da Ponte al 34

Tre sorelle, tre donne diverse, educate alla cortesia, al rispetto e ad amare la cultura. Sono gentilissime, eleganti, allegre, tanto accoglienti da risultare familiari. Sarà per questo che nelle dediche lasciate dagli scrittori ospiti della libreria, centinaia provenienti da tutto il mondo, ricorre la frase: “È stato come essere a casa”?

“Cara Lorenza, Lavinia e Veronica, mi sono sentito a casa con voi e nella vostra bellissima libreria! Rivediamoci presto! David Grossman”

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È successo anche a me, di sentirmi a casa quando sono stata da loro, e la parola magica me la suggerisce Lavinia: immedesimazione. “Mi immedesimo nel nostro ospite e faccio del mio meglio per farlo sentire a suo agio. Arrivo perfino a cercargli la penna con cui preferisce firmare gli autografi: gli chiedo cosa vorrebbe da bere dopo aver tanto parlato e lo difendo da chi, solo per il fatto d’aver letto un suo libro, si sente suo intimo amico e al momento della firma oltrepassa un po’ la linea”.

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Lorenza, Lavinia e Veronica Manfrotto. Foto tratta da Bassanone.it

Immedesimandosi in un autore molto conosciuto, le sorelle Manfrotto lo invitano a cena a casa loro, “così evitiamo che venga disturbato, mentre mangia, da chi pretende di fare un selfie”. Lavinia mi racconta che a casa le chiacchiere si fanno più intime e spontanee, si crea amicizia e capita che qualcuno racconti barzellette. Immagino la scena: una casa elegante, la tavola bene apparecchiata, la famiglia Manfrotto che offre un bicchiere di ottimo Tai al loro ospite, mentre ripassano con un sorriso i momenti interessanti della giornata. Parlano di libri, di librerie, di arte, di viaggi, raccontano aneddoti, barzellette. Non vorreste essere anche voi lì, a bere un bicchiere di buon vino con David Grossman, Serena Dandini, Antonio Albanese, Simonetta Agnello Hornby, Kiran Desai, Pennac… Bellissimo!

Un modo per ascoltare questi grandi autori, e molti altri, ce lo offrono di nuovo le sorelle Manfrotto. Non a casa loro, ma sul sito che, grazie al progetto di Lorenza, somiglia molto alla libreria: ci sono tanti “angolini” piacevoli dove fermarsi a  sfogliare un libro, leggere una trama, curiosare fra le dediche degli autori, informarsi sulle iniziative culturali. Nella sezione Archivio video potete vedere Pennac, e molti altri, presentare il proprio libro.

Tanti scrittori, milioni di libri e sceglierli diventa un avventura. Entrare in una grande libreria talvolta suscita in me lo stesso sbigottimento che mi assale quando arrivo in un enorme parcheggio vuoto e  non so dove lasciare l’auto. Vado a caso da un posto all’altro senza decidermi, finché un benedetto parcheggiatore abusivo mi indica: “Qui!”.
E in libreria? Chi mi dice quale libro mi piacerà?  Servirebbe qualcuno che li abbia letti tutti o, insomma, quasi tutti, e che cerchi di capire cosa voglio. Ebbene, nelle librerie indipendenti questa figura c’è e non è abusiva (perciò non dategli due euro di mancia quando uscite).

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I librai indipendenti, incoscienti appassionati, leggono i libri che vendono. E quando un cliente chiede loro un consiglio lo ascoltano… “Quando qualcuno deve regalare un libro, o lo deve acquistare per se, e chiede un consiglio, di solito rivela alcuni dettagli della sua vita o della persona a cui lo deve dare a volte intimi (è appena stata lasciata dal fidanzato, è diventata vedova, ha avuto un tumore e voglio che si distragga); si scopre un po’ e io”  è Lavinia che racconta, ” per un brevissimo momento, divento una sua confidente, quasi un’amica. Da piccola mi sono sempre sentita giudicata quando entravo in una libreria; ecco, è una cosa che cerco di non fare mai: il fatto che io legga molti libri non mi fa sentire una libraia affermata o superiore a chi non legge, ma solo una persona che può trovare più facilmente di altre un bel libro da consigliare”.

In Italia vengono pubblicati sessantamila nuovi titoli all’anno. Dove trovate il tempo per leggerli tutti? Lavinia sorride: “Guardate il tizio che legge seduto accanto a voi nella sala d’attesa del dentista, o sulla banchina in attesa del treno, o in coda con voi davanti all’aula di ricevimento dei professori, con buona probabilità è un libraio. Io faccio così”. Capito? Leggono ovunque sia possibile.

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Libreria Palazzo Roberti – Il reparto Ragazzi e Didattica affidato a Enrica lago

Dovremmo farlo tutti. Invece solo il cinquanta, cinquantacinque per cento di noi legge almeno un libro all’anno. In Belgio e in Francia sono più dell’ottanta per cento. Vergogna. Chiedo a Lavinia e a Lorenza cosa direbbero a un ragazzo per convincerlo a leggere? Mi rispondono: “Gli diremmo che tornare a casa sapendo che c’è un bel libro da prendere dal comodino è uno dei momenti più belli della giornata. Che in un libro possiamo trovare scritte cose che pensavamo da anni e che non sapevamo spiegare. Che se uno scrittore è bravo ti farà sentire il vento sul viso stando disteso sul letto. Che immedesimarsi in un personaggio che compie imprese eroiche o mirabolanti è un’occasione straordinaria per divertirsi e imparare lezioni fondamentali“. Non potrei essere più d’accordo.

E con le scuole, che rapporto avete?Quando le insegnanti vengono a comprare i libri per le classi cerchiamo di accompagnarle nell’acquisto e di illustrare le novità e le nuove collane. Poi teniamo aggiornato il sito della libreria con i libri che consigliamo e proponiamo varie bibliografie (tematiche- estive…) in modo che possano avere una panoramica dell’offerta. Enrica (Lago) è molto brava nel suo lavoro e la bibliografia che prepara durante l’anno, o per le letture estive, è ricca ed esaustiva: credo sia un ottimo strumento per le insegnanti.

Sarebbe bello se…
“Sarebbe fantastico se ogni italiano leggesse almeno un libro all’anno!”

Ce ne consigliate tre?

Lorenza: “Le assaggiatrici, di Rosella Postorino, edito da Feltrinelli

Lavinia: “Fiori sopra l’inferno, di Ilaria Tuti, edito da Longanesi

Veronica: “L’intruso, di Tana French, edito da Einaudi

La chiusura che sintetizza perfettamente la filosofia della Libreria Palazzo Roberti  la lascio fare a Lorenza Manfrotto.

Alla prossima.

Le fotografie e il video sono presi dal sito della libreria: http://www.palazzoroberti.it

Come sarà il mio blog

Ho pensato di organizzare il blog come fosse una rivista di fiori e di libri (anche se conoscendomi deborderò spesso e volentieri), con articoli e rubriche, incursioni di altri autori e interviste, foto e video. Pubblicherò le rubriche ogni domenica mattina alle 11:00.
Tre o quattro di queste le ho già decise e le sto preparando, così come sto preparando le interviste. Alcune le ho già fatte e mi è piaciuto cominciare con Lavinia, Lorenza e Veronica Manfrotto, proprietarie della libreria Palazzo Roberti, di Bassano del Grappa, una di quelle pochissime librerie indipendenti spettacolari che abbiamo ancora in Italia. L’intervista verrà pubblicata domenica 18 marzo.

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Libreria Palazzo Roberti a Bassano del Grappa